Nostra Signora di Santa Maria del Taro

All’inizio dell’Ottocento il tempio – divenuto insufficiente per le esigenze della aumentata popolazione – fu abbattuto e completamente ricostruito nello stile barocco genovese. Nel 1886, il vescovo di Piacenza Scalabrini consacra il nuovo santuario, iniziato nel 1806 e terminato nel 1820.Descrizione: La statua di marmo bianco, di artigianato ligure, rappresenta la Madonna che tiene in braccio il Bambino che la cinge al collo. La statua è ascrivibile al XVI secolo e, secondo un’antica tradizione, fu donata alla chiesa da Santa Caterina de’ Fieschi di Genova. Entrata in uso: tra l’anno 1580 e l’anno 1620 Immagine: Statua

Rinvio a pubblicazioni o descrizioni a stampa: Artocchini Carmen, Folklore piacentino, Piacenza 1971. Artocchini Carmen, ‘Le tavolette ex-voto. Proposta per un censimento nel Piacentino’, in Cultura piacentina tra Sette e Novecento. Studi in onore di Giovanni Forlini, Piacenza 1978, pp. 263 – 269

I monaci di San Colombano di Bobbio si stabilirono nell’alta Val di Taro e vi fondarono un convento, usato anche come ospizio per pellegrini, e una chiesa dedicata alla Natività di Maria. Il primo documento relativo alla chiesa della Natività di Maria fondata dai monaci di San Colombano è un atto del 1200, nel quale i due delegati papali, incaricati di definire una questione sorta fra il Vescovo di Piacenza e l’abate di Borzone a proposito della chiesa di Santa Maria del Taro, affermano che l’abate Alberto ha potuto provare “a sufficienza” il pieno diritto sulla chiesa “perché il monastero di Brosone possiede la predetta Chiesa da oltre anni cinquanta”. La chiesa e il convento dipendevano dunque dall’Abbazia di Borzone, in Liguria, che si era resa autonoma dall’Abbazia di Bobbio prima del 1150. La vicinanza con i confini genovesi ed il collegamento all’Abbazia di Borzone resero questo santuario una meta molto frequentata dalle popolazioni liguri: tra i fedeli che si recavano per la festa annuale dell’8 settembre a Santa Maria del taro si distinguevano per la loro assiduità i conti di Lavagna, i Ravaschieri, i Fieschi e i Bianchi. Nel 1393 i monaci dovettero abbandonare la chiesa ed il convento perché il territorio era divenuto un pericoloso nascondiglio per fuorusciti, banditi e malviventi. Tommaso Ravaschieri, conte di Lavagna, chiese ed ottenne dal papa Bonifacio IX il priorato su Santa Maria, assumendosi anche l’onere di restaurare la chiesa abbandonata. Nel 1399 i monaci ritornano a reggere la chiesa riparata.Nel 1536 il Vescovo di Piacenza affida il Santuario al clero secolare.

Una decisione della Rota Romana, in data 23 marzo 1703, dichiara Santa Maria del Taro di “libera collazione dell’Ordinario Diocesano di Piacenza”.
Il papa Alessandro IV, nel 1393, concede alla famiglia Ravaschieri di Genova, per cento anni, l’amministrazione e l’usufrutto dei beni della chiesa di Santa Maria e la facoltà di nominare il Priore con l’impegno e l’obbligo di dotarlo di cento fiorini d’oro e di fornire allo stesso e ad un chierico il vitto. I Ravaschieri si impegnavano inoltre a riparare la chiesa con una spese di 1200 fiorini d’oro e a pagare un tributo annuo alla Camera Apostolica.
I monaci di San Colombano di Bobbio si stabilirono nell’alta Val di Taro e vi fondarono un convento, usato anche come ospizio per pellegrini, e una chiesa dedicata alla Natività di Maria. La chiesa e il convento dipendevano dall’Abbazia di Borzone, in Liguria, che si era resa autonoma dall’Abbazia di Bobbio prima del 1150. La vicinanza con i confini genovesi ed il collegamento all’Abbazia di Borzone resero questo santuario una meta molto frequentata dalle popolazioni liguri: tra i fedeli che si recavano per la festa annuale dell’8 settembre a Santa Maria del taro si distinguevano per la loro assiduità i conti di Lavagna, i Ravaschieri, i Fieschi e i Bianchi.
Il Vescovo di Piacenza affida il Santuario al clero secolare.
I monaci dipendevano dall’Abbazia di Borzone, che si era resa autonoma da Bobbio. Nel 1393 i monaci dovettero abbandonare la chiesa ed il convento perché il territorio era divenuto un pericoloso nascondiglio per fuorusciti, banditi e malviventi. Tommaso Ravaschieri, conte di Lavagna, chiese ed ottenne dal papa Bonifacio IX il priorato su Santa Maria, assumendosi anche l’onere di restaurare la chiesa abbandonata. Nel 1399 i monaci ritornano a reggere la chiesa riparata.
La Rota Romana, in data 23 marzo 1703, dichiara Santa Maria del Taro di “libera collazione dell’Ordinario Diocesano di Piacenza”.
Tommaso Ravaschieri, conte di Lavagna, chiese ed ottenne dal papa Bonifacio IX il priorato su Santa Maria, assumendosi anche l’onere di restaurare la chiesa abbandonata.


43059 Santa Maria del Taro PR, Italy

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